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  • CRISTOFORO COLOMBO

    ...AMMIRAGLIO MAGGIORE DEL MAR OCEANO,
    VICERÉ E GOVERNATORE DELLE TERRE CHE
    DOVESSE SCOPRIRE...

    by GIANCARLO V. NACHER MALVAIOLI

    CAPITOLO XI

    IL TESTAMENTO DI COLOMBO-LA SUA MORTE-LE SUE TOMBE-I PROCESSI CONTRO LA CORONA-LA QUESTIONE COLOMBIANA-SCOPERTA O INCONTRO?

    Mentre Colombo si recava a Siviglia per motivi di salute, il 26 novembre 1504 moriva la regina Isabella a Medina di Campo. Era stata sempre la sua protettrice e lo aveva difeso contro tutti rispettando i suoi diritti ed ora restava in balia di Fernando che aveva dato ordini severi contro di lui, che dava ascolto ai pettegolezzi cortigiani, al risentimento e all'invidia di quelli che s'erano ribellati nella Spagnola. Un Re che lo ricevette, come sempre, con scuse ipocrite. Il ricevimento ebbe luogo a Segovia nei primi giorni del 1505 e come scrisse Fernando Colombo: “Il Re fu molto gentile, ma era evidente che avrebbe voluto torglierselo dai piedi una volta per tutte, se non glielo avesse impedito quel poco di decenza che gli restava ancora”.

    Colombo gli chiese di confermare i suoi diritti, di liquidare tutte le sue percentuali (che avrebbero dovuto servire, in parte, per organizzare la crociata), di pagare i salari dovuti ai marinai, promessi e mai pagati, del suo ultimo viaggio (che da ben due anni li stavano aspettando e qualcuno di loro chiedeva l'elemosina per poter sopravvivere), e finalmente di permettere a suo figlio Diego di essere inviato alla Spagnola come viceré, dato che era sicuro che a lui non gli sarebbe più stato dato il permesso di ritornare nelle terre scoperte.

    Il re Fernando gli rispose che gli proponeva di nominare un arbitro che giudicasse le sue richieste; Colombo rifiutò sdegnosamente. Allora il Re gli propose che se rinunciava ai suoi diritti, titoli e pecentuali (1), gli avrebbe dato in cambio un castello con rendite adeguate alla sua condizione. Colombo rifiutò nuovamente, considerandola una proposta disonesta e arbitraria. Allora il Re approfittò l'opportunità per non dargli nulla.

    La Corte si trasladò a Siviglia, quindi a Valladolid. Colombo la seguì., anche se le sue malattie si aggravavano sempre più.

    Ad un certo momento vi giunse la principessa Giovanna reclamando a suo padre il suo diritto d'occupare il trono di Castiglia, Colombo le inviò suo fratello Bartolomeo affinché le presentasse il suo caso. Ma Giovanna la Pazza non volle o non potette occuparsene.

    Il 19 maggio 1506 Colombo ratificò il testamento (2), nominando suo figlio Diego come erede principale. Il 20 ricevette i sacramenti, gli erano vicini i suoi due figli, suo fratello Diego e pochi amici, tra i quali Diego Méndez e Bartolomeo Fieschi. Le sue ultime parole furono: “In manus tuas, Domine, commendo spiritus meum”.

    Sembra che morì per insufficenza cardiaca, a causa della gotta (sindrome di Reiter). Nessuna autorità fu presente al funerale, che passò inavvertito alla maggioranza della gente ed anche alla cronaca.

    Il 21 fu sepolto nella cappella di Santa María de la Antigua, nella chiesa di san Francesco a Valladolid.

    In aprile del 1509, per desiderio di suo figlio Diego, la sua salma fu trasportata a Siviglia e collocata nella certosa di Santa María de las Cuevas, nella cappella di Santa Anna, più tardi vi si appose una lapidetta con queste parole: “A Castiglia e a Leone, Nuovo Mondo dette Colombo” (che rimano in spagnolo 'A Castilla y a León, Nuevo Mundo dio Colón').

    Bartolomeo morì nel 1515 e fu sepolto nella chiesa di San Francesco a Santo Domingo; Diego, figlio di Cristoforo, morì a Montalbán nel 1521, anche i suoi resti furono inviati a Santo Domingo, dove a poco a poco vi giunsero quelli degli altri Colombo. Ultimi furono quelli di Luigi e di suo fratello Cristoforo II, figli di Diego e nipoti di Cristoforo. Finalmente nel 1541 vi giunsero i resti di Cristoforo che furono collocati nella cappella dell'altar maggiore della cattedrale. Le tombe furono danneggiate a causa dei terremoti e saccheggi dei corsari, tra i quali Francis Drake. In ogni modo le tombe restarono al loro posto fino al 1795 quando la Spagna consegnò alla Francia una parte della Spagnola. (oggi Haiti). In presenza dei duchi di Veragua, discendenti dell'Ammiraglio, le tombe furono trasportate nella cattedrale dell'Avana, Cuba, dentro le casse c'era solo polvere e delle ossa. Dopo il trattato di Parigi, del 1898, che segnò la fine della guerra tra la Spagna e gli Stati Uniti, da Cuba ritornarono a Siviglia, a bordo della nave da guerra 'Conde de Venadito' fino a Cadice, poi da Cadice a Siviglia a bordo del panfilo reale 'Giralda',

    Però già dal 1877 cominciarono a sorgere dei dubbi se i resti che si trovano attualmente a Siviglia, in un mausoleo ideato da Arturo Mélida, erano realmente dell'Ammiraglio o di suo figlio Fernando, o di altri discendenti. Infatti s'era trovata una cassa di piombo, nella cattedrale di Santo Domingo, che conteneva della polvere e 69 frammenti ossei, su un lato della quale c'erano due targhe di piombo con le lettere: 'CCA' (Cristóbal Colón Almirante?) e sopra un'altra con le parole 'Illtre y Esdo.Varón Dn. Criztoval Colón.' (Illustre ed Esimio Uomo Don Cristoforo Colombo?). Finalmente dentro la cassa ce n'era un'altra d'argento con queste parole:

    Ua.pte.de los r.tos.
    Del p.er. Al.te D
    Cris.toval Colón.Desr.
    U. Cristóval Colón.

    (che signica forse 'una parte dei resti del primo ammiraglio Cristoforo Colombo')

    A Santo Domingo si pensò che gli spagnoli, nella fretta, avevano portato via i resti di qualche altro membro della famiglia Colombo, probabilmente quelli di Diego, lasciando nella cattedrale quelli di Cristoforo, che furono collocati solennemente in un nuovo monumento nella stessa cattedrale.

    Il console genovese a Santo Domingo, Luigi Cambiaso, chiese ed ottenne una piccola porzione delle polveri che divise in tre parti, una l'inviò a Genova, dove si conserva in un'urna nel palazzo Tursi, un'altra a Pavia, perché si credeva erroneamente (come aveva affermato Fernando Colombo), che avesse studiato nell'Università di codesta città, consevata tutt'ora in un'urna della biblioteca universitaria e, l'ultima parte, in Venezuela, che era stata la prima terraferma da lui scoperta.

    La Reale Accademia Spagnola di Storia decretò che le prove addotte dalla Repubblica Domenicana non erano valide e affermò che i resti autentici erano a Siviglia.

    Molti studiosi credono che i suoi resti si trovino divisi tra Siviglia e Santo Domingo, mentre altri affermano che si trovano ancora a Santa María de las Cuevas, che oggigiorno è una fabbrica di ceramica, e altri finalmente che le sue spoglie non uscirono mai dalla primitiva tomba, nella chiesa di San Francesco a Valladolid, dato che i francescani lo veneravano tanto che mai avrebbero permesso di lasciarli in mano dei domenicani. Ma il convento e la chiesa furono distrutti durante l'occupazione napoleonica, ed oggi al suo posto esiste il 'Café del Norte' (Caffè del Nord), e molti abitanti della città sono sicuri che i resti si trovino ancora lí, nascosti in qualche parte dei sotterranei.


    Diego Colombo s'era sposato con Maria di Toledo, duchessa d'Alba e nipote del re Fernando. Viveva a Corte e, dopo la morte di suo padre, continuò per conto suo a reclamare i diritti delle “Capitulaciones”, soprattutto perché voleva essere inviato a Santo Domingo come viceré e governatore, e ne aveva tutto il diritto. Ma Fernando respinse la richiesta. Allora Diego pregò suo fratello Fernando di ricorrere ad un arbitraggio d'un tribunale. Il re Fernando accettò la sfida, sicuramente con la convinzione che avrebbe terminato d'una buona volta con questi litigi e pretese dei Colombo, e anche curioso di vedere se qualche giudice avesso osato opporsi alla Corona.

    Così cominciarono i processi che durarono 25 anni (1507-1532), e terminarono con Carlo V e con Luigi Colombo, figlio di Diego e nipote di Cristoforo. Solo una parte dei documenti di questi processi si è salvata, la censura reale fece distruggere il resto. Malgrado tutto risultano più che evidenti i sotterfugi, le diffamazioni, gl'inganni e le menzogne utilizzati dai giudici per dar ragione al Re.

    Il giudice Villalobos, tra tanti altri, cercò di screditare Colombo con tutti i mezzi possibili, utilizzando anche leggende e menzogne, facendo testimoniare i membri della famiglia Pinzón e perfino i marinai, già vecchi decrepiti, del primo viaggio.

    Fu precisamente in quegli anni quando si creò la maggioranza delle calunnie, come quella di un Colombo plagiario di idee e progetti altrui, di straniero inetto, di pessimo marinaio (3), d'impostore che non scoprì mai nulla (4), di schiavista avido d'oro e di ricchezze di ogni tipo, d'assassino e di pessimo amministratore.

    Il duca d'Alba riuscì a convincere il Re che nominasse Diego come governatore provvisorio della Spagnola, senza il titolo di viceré, ma quando salì sul trono Carlo V lo richiamò in Spagna immediatamente.

    Nel 1539 quando morì Fernando Colombo, don Luigi restò come unico erede e s'arrese ai voleri dell'Imperatore, rinunciando a tutti i suoi diritti a cambio di essere insignito dei titoli di duca di Varagua, marchese di Giamaica, ammiraglio del Mar Oceano e una rendita adeguata a questi titoli. Poco tempo dopo, a causa della sua vita disordinata di libertino, don Luigi dilapidò tutto il patrimonio ereditato e vendette persino le lettere e altri ricordi di suo nonno.

    Poi tutti si scordarono di Cristoforo Colombo e solo lo sviluppo poderoso degli Stati Uniti svegliò l'interesse generale su tutto ciò che era americano, e quindi sul suo scopritore.

    In ogni modo per più di tre secoli non ci fu in tutta l'America un solo monumento che lo ricordasse, né esisteva alcuna biografia sua.

    Improvvisamente, dopo un lunghissimo letargo, cominciaron ad apparire le critiche, le investigazioni, le ricerche affannose e meticolose negli archivi di mezzo mondo e le interpretazioni più disparate. Tutto ciò provocò la nascita della chiamata 'questione colombiana', oggi giorno già quasi superata, se non fosse per articoli e libri scarsamente oggettivi o scritti con pessime intenzioni, pieni di pregiudizi, rispolverando perfino le menzogne utilizzate durante i processi (5).

    Si è già detto, in vari paragrafi anteriori, che non esistono dubbi seri sull'origine italiana , e particolarmente genovese, di Colombo (6), in ogni modo non mancarono scrittori che cercarono di dimostrare che era castigliano, o quando meno catalano o di qualche altra regione spagnola; o magari di famiglia d'origine spagnola, espatriata perché ebrea. E se tutto ciò risultava impossibile da dimostrare, anche falsificando documenti, come successe, allora bisognava proprio cercar di distruggere la fama del personaggio, togliergli il merito della coperta, accusandolo dei peggiori misfatti e finalmente addossargli la colpa di come si sfruttano e si relegano gli indios attualmente in quasi tutte le Americhe. E le menzogne sempre lasciano un'impronta che mette radici nella credulità e ignoranza delle masse. Ecco qui qualche esempio di scrittori che non contenti con i documenti trovati cercarono di modificarli a loro piacere, sfogando le loro lambiccate fantasie o di altri che sfacciatamente falsificarono documenti e infine di altri, investigatori e studiosi serie ed onesti, che fecero di tutto per scoprire e difendere la verità.

    Di questi ultimi il merito principale e i migliori elogi vanno agli spagnoli, per aver scoperto e fatto conoscere la verità.

    Tra gli scrittori fantastici bisogna annoverare Marcelo Gaya il quale enumera le contraddizioni in cui cadeva sovente Colombo, nei suoi rari scritti, sulla sua nasciata e infanzia, come se stesse ripetendo qualcosa imparato male, come se stesse narrando la vita d'un'altra persona. Da tutto ciò Gaya tira fuori le sue conclusioni, degne d'un argomento per una 'telenovela' popolare: un marinaio spagnolo, amico di Colombo, imbarcato sulla stessa nave durante la battaglia di Cabo San Vicente, vedendo morire il suo amico ne prese il nome e i suoi ricordi d'infanzia, per non farsi riconoscere a causa di qualche grave misfatto che aveva compiuto.

    Il popolare romanziere Salvador de Madariaga tirò fuori un'altra tesi: era strano che Colombo e i suoi fratelli cambiassero il loro cognome (7), che non scrivessero in dialetto genovese o in italiano, che non esistono prove che parlassero italiano tra loro e che, finalmente, non ritornassero a Genova una volta famosi e ricchi. Da tutto ciò conclude che: Colombo era di famiglia spagnola-ebraica, espulsa dalla Spagna durante le persecuzione del 1391, ma continuava a utilizzare lo spagnolo come sua lingua, come era tradizione degli ebrei-spagnoli espulsi durante i secoli (8).

    Anche Vicente Paredes aveva sostenuto che Colombo era di famiglia ebraica di 'Placencia'in Estremadura (ingannando il pubblico con la traduzione spagnola di Piacenza in Italia), la cui madre emigrò a Genova. Celso García de la Riega cercò di provare, contraffacendo documenti (9), che Colombo era ebreo della Galizia, e precisamente della città di Pontevera.

    Essendo Colombo ebreo, sempre secondo Madariaga, giunto in Spagna cambiò il suo cognome per nascondere la sua origine, dato che esistevano ancora decreti d'espulsione. Inoltre conosceva molto bene l'Antico Testamento, di cui spesso citava dei versi, ammirava il popolo ebreo per la sua conoscenza astronomica e per altri meriti.

    Sembra proprio strano che un ebreo, che non voleva che si sapesse che era ebreo, ammirasse pubblicamente gli ebrei e citasse l'Antico Testamento, che inoltre si chiamasse Cristoforo, che significa “colui che porta Cristo”, che era devoto di san Francesco d'Assisi, che apparteneva all'ordine dei terziari, che era continuamente aiutato ed amato dai francescani e dai domenicani, e che spesso viveva nei loro conventi. Tanto più che battezzò centinaia d'isole, cittadine, baie con i nomi di Cristo, della Madonna e dei santi, che volle una sepoltura cristiana e in un convento, che faceva pellegrinazioni continue, che si confessava giornalmente e pregava varie volte al giorno, che voleva liberare il Santo Sepulcro e che i suoi genitori e i suoi fratelli avevano nomi di santi.

    Poi c'è un argomento determinante che smentisce l'affermazione di Madariaga e compagni: se fosse stato ebreo e per di più straniero il Re e la nobiltà l'avrebbero espulso dalla Spagna senza dargli nulla, evitandosi, tra l'altro, gli interminabili processi. Nessuno, quando viveva Colombo, insinuò che fosse ebreo, quando era facilissimo poterlo sapere, neppure fra' Bartolomeo de las Casas che era ebreo converso.

    Lo spagnolo era una lingua già formata, conosciuta dai commercianti e marinai delle nazioni mediterranee, mentre l'italiano non esisteva ancora come lingua nazionale, tutti i suoi abitanti parlavano in dialetto e i pochi che sapevano scrivere utilizzavano generalmente il latino.

    Ramón Menéndez Pidal, a proposito della lingua che parlava e scriveva Colombo, pubblicò un .libro dimostrando che lo spagnolo non era la sua lingua materna né somiglia per nulla all'ebreo-spagnolo conosciuto; neppure il portoghese lo era e il suo spagnolo è pieno di portoghesismi, ma non di parole gaglieghe. Conclude che il suo supposto ebraismo è solo un'ipotesi stramba.

    Luis Astrana Marín crede che senza la Spagna Colombo non avrebbe fatto un bel nulla (questo solo Dio lo sa con certezza), cosicché, per lui, importa poco se era o no italiano, ciò che importa è che nacque per la Spagna (in realtà nacque per scoprire l'America, una parte della quale fu conquistata e provvisoriamente appartenne alla Spagna. Conseguentemente sarebbe più saggio dire che nacque anche affinché si formassero col tempo nazioni nuove e popoli nuovi in America.

    Il peruviano Luis Ulloa, nel 1927, cercò di provare, senza nessun documento, che Colombo era catalano, basandosi in supposizioni scervellate e finì col dire che era sbarcato, nel 1476, in Groenlandia con i danesi, e che perciò era sicuro di trovare isole e terraferma al sudovest.

    Capitolo XI (Cont.)


    Se desiderate fare qualche commento o chiedere qualche chiarimento su Cristoforo Colombo per favore comunicatevi con l'autore, via e-mail. Grazie.
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